Corso in Miracoli

La confusione è complessa perché deve mascherare il vuoto, la perdita di contatto e consapevolezza. Ha bisogno di agitarsi per dimostrare di esistere.

Conoscenza = consapevolezza non dualistica della mente una, ossia una con la mente di dio.

La tua strada sarà diversa, non nello scopo ma nei mezzi.

Le parole possono essere utili, particolarmente per il principiante, nell’aiutare la concentrazione e facilitare l’esclusione, o almeno il controllo dei pensieri estranei. Non dimentichiamo però che le parole non sono altro che simboli di simboli. Sono i simboli delle cose richieste, ma le cose stesse non rappresentano che le esperienze che si spera di avere. Il primo simbolo, ad esempio la parola casa o l’immagine di una casa, è la forma o effetto, mentre il secondo simbolo, ad esempio l’esperienza di protezione-rifugio o di peso, è il contenuto o causa. Andare più a fondo, oltre la forma, per esplorare la connessione tra l’immagine e l’esperienza che noi associamo soggettivamente ad essa, ossia il contenuto. Riconoscere questa esperienza ogni volta è il vero obbiettivo della nostra indagine, perché è lì che dobbiamo focalizzarci per raggiungere quella pace interiore che rappresenta la vera motivazione per apprendere il corso. A quel livello possiamo scegliere la vera pace e non al livello dell’immagine.

(Dal libro “Un corso in miracoli parla di sé)

Valentina

Intuizioni Passeggere

alimentazione pranica (3)

Forse Gesù è stato uno dei più famosi medium pranici della nostra storia negli ultimi 2000 anni e mi pare che con quel senso di colpa per aver ammazzato dio, ossia lo spirito, ci stiamo ancora sguazzando dentro. Materia contro spirito. Non mi sorprende la grande fatica che porto avanti, come credo ognuno di noi faccia, specialmente tra le persone più sensibili e intuitive, nel tentare di trovare una realizzazione spirituale che sia in linea con quella materiale e viceversa, di trovare pace, integrità e gioia.

Che dire poi sul famoso Eden…la famosa cacciata dal paradiso dopo che Adamo ha assaggiato la mela (o altro frutto chissà) offerto da Eva. Ho pensato che forse questa storia simboleggia la nostra caduta dal paradiso come esseri umani, ossia il nostro progressivo allontanarci dallo spirito per immergerci totalmente e sempre più ciecamente nella materia, nell’ego. Forse nell’eden semplicemente vivevamo in totale connessione con lo spirito e l’amore, e ci alimentavamo in modo per lo più pranico, ma poi lo abbiamo progressivamente abbandonato e dimenticato. Chissà

Un’intervista interessante:

http://buongiornobuongiorno.blogspot.com/p/lalimentazione-pranica.html?m=1

Sono proprio felice che in modo del tutto naturale la mia anima mi abbia riportato ad un nuovo risveglio, alla luce, allo spirito, all’Amore. Sono stata male negli ultimi 4 mesi e ho toccato il fondo ma almeno sono ora qui a poter vedere cosa è successo e come comportarmi d’ora in poi in situazioni simili.

Il concetto di Vita pranica per me in questo momento è diventata come una luce che mi guida. Al di là del mangiare o meno cibo solido o liquido, il concetto in sé di vita al di là della materia, vita invisibile che si rende visibile anche attraverso la materia, mi fa brillare il cuore di gioia. Mi sento rinata, ribattezzata dalla vita!

Alla fine, Eros e Tanatos sono proprio eternamente uniti e inseparabili. La vita è costellata di tante piccole morti e resurrezioni. E chi impara ad esserne cosciente si prepara ad un trapasso il più pacifico e sereno possibile.

Oggi parlavo con Loris, un ex marinaio innamorato della nostra Laura (la padrona di casa dove stiamo vivendo da un annetto). È una persona splendida che ha fatto vita in barca per gran parte della sua vita, ha vissuto tante avventure e sa costruire barche. Mi ha detto una frase ad un certo punto che mi ha aperto orizzonti: “Esiste una nazione sconosciuta ai più di persone che vivono in giro per il mondo in barca e dopo un po di anni ci si conosce tutti”!. Dopo qualche ora, tornando a casa dopo una passeggiata alla ricerca di fichi, mi è venuto in mente che esiste anche una nazione di persone risvegliate in tutto il mondo, risvegliate alla verità, allo spirito che dimora oltre la materia e la modifica, la causa prima della materia, risvegliate da questo velo che ci opprime e offusca la vista, risvegliate e in comunicazione con il mondo dell’oltre materia, degli spiriti. Ecco io sento che fin da piccina appartengo a questa nazione invisibile.
Purtroppo, e come per me anche per molti altri, il contesto dove sono cresciuta non mi ha per niente aiutato a sviluppare le mie innate qualità medianiche (che sono convinta tutti i bambini hanno), anzi l’opposto: la maggiorparte dei contesti dove cresciamo tende ad azzerare e mortificare la connessione con lo spirito, con l’invisibile. Tutti troppo occupati a cercare di essere “normali”, anche se poi in profondità ognuno di noi sa qual’è la sua verità.

Sento che in futuro, l’umanità che continuerà a vivere sulla terra e resterà sulla terra sarà in grado di comunicare con l’invisibile, magari ognuno a suo modo, ma sento che riusciremo a sviluppare moltissime qualità che ancora non conosciamo e sono latenti in noi.

Valentina

Diario di un Essere

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Addestrare la mente a comprendere ed essere consapevole delle emozioni che si muovono nel mio corpo, sentirle e osservarle senza cadere così spesso nella falsa illusione che “io sia quelle emozioni e pensieri”, ossia identificarmici, e anche essendo vigile alla tendenza opposta di reprimerle attraverso il giudizio, l’ignoranza, l’ottusità e la superficialità. Negli ultimi 10 anni ho incontrato piano piano vari strumenti che mi hanno aiutato ad iniziare ad operare chirurgicamente sulla mia struttura interna in diverse forme, imparando ad averne contatto, conoscerla e riconoscerla, vederla e sentirla. Tutte queste esperienze sono ora interiorizzate nelle mie cellule e sono andate a formare via via una nuova struttura interna, che sostiene il mio processo di crescita e di cambiamento come essere umano donna. La struttura interna sarà in continuo divenire come ogni cosa qui sulla terra, ma sento che ora è tempo di mettere davvero i semi nella terra e occuparsi della loro crescita con impegno costante e dedizione.

Il mare mi allena a sentire i confini e poi espanderli. Attiva le memorie dell’amore originario.

Psicologia e Mistica sono i pilastri del mio cammino verso l’equilibrio. A volte nella Mistica finisco per perdere lucidità e capacità di vedere le cose per ciò che sono. Allora torna la Psicologia a sostenere il processo di riscoperta della chiara visione. Poi mi accade di arrivare nel territorio dell’analisi e della ricerca dei perché. E così ritorna la Mistica a portarmi la connessione al cuore e all’anima.

Quando sono nei perché mi trovo a livello dell’ego, che non può comprendere, ma solo difendersi, e così decido di alimentare la mia sofferenza e l’attaccamento ad essa. Quando sono nell’anima posso comprendere tutto e tutto s’illumina della scintilla divina, della luce dell’amore e della comprensione di un ordine naturale in ogni cosa e avvenimento della vita. Il punto è stare in equilibrio in questa danza e riconoscere dove sto mettendo i piedi. In che modo? Con l’amica Consapevolezza Amorevole e l’amico Ascolto Amorevole.

Se qualcuno mi chiede di che religione sono, risponderei: ogni cammino che mi porta alla luce dell’Amore insieme agli altri.

Richiesta e celebrazione invisibile di un’intenzione che desidero coltivare in me da oggi in modo consapevole:
“Chiedo sostegno agli antenati, ai maestri e alle guide animiche per trovare un lavoro e un luogo dove posso mantenere viva la connessione con la mia anima e nutrirla, insieme a persone che coltivano la mia stessa scelta. Desidero realizzarmi e prosperare come donna in questa vita, rendervi onore e felicità. Lode a voi”.

Conosci il Bhutan?

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Raggiungi il lago del puro piacere.
dove i pesci dagli occhi dorati dell’acuta percezione si moltiplicano,
dove gli uccellini apprendono a volare,
e tutto è imperturbabile rilassamento, al di là di ogni limite
.
Yeshe Tsogyel, poetessa tantrica.

Invito alla lettura di questo articolo di Selene Calloni Williams: https://www.voyagesillumination.com/blog/bhutan-il-paese-della-felicita-interna-lorda/

 

Decreto

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Nel nome del IO SONO e della Presenza Divina in me, DECRETO, chiedo e stabilisco con tutto il mio Cuore e il mio Essere Superiore, che siano liberate e dissipate dentro di me e dei miei corpi energetici, tutte le memorie di paura dell’energia del denaro; che siano guarite e liberate completamente dal mio interiore queste memorie di paura e le insicurezze, per poter aprirmi a dare e ricevere Abbondanza e sentirmi una persona meritevole in ogni momento di ricevere denaro in modo che esso fluisca in modo facile, abbondante, onesto e beneficioso per tutti.

IO SONO l’Abbondanza sulla Terra, figlia della Madre Terra Femminile e Abbondante; mi sento una persona meritevole di ricevere i suoi frutti, le sue provvigioni e somministrazioni materiali, il suo amore, la sua pace, salute, pienezza, felicitá e gioia poiché sono sua filgia e appartengo a tutti i suoi regni.

Nel nome del IO SONO ringrazio l’Abbondanza per me ed ognuno dei miei fratelli. Lascio andare e libero, qui e adesso, tutti i modelli antichi registrati nei miei corpi di “non meritevole” o “non merito” o “non va bene ricevere o chiedere”. É cancellata dalla mia memoria cellulare e dalla mia mente, ogni negazione dell’Abbondanza e qualsiasi sentimento di scarsitá.

Mi apro alla corrente e alla legge Universale del Dare e Ricevere. Do e Ricevo benedizioni e Abbondanza.

Cosí sia e cosí é poiché é giá cosí.

GRAZIE GRAZIE GRAZIE

Fa del Camminare il Cammino

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É cosa buona per la tua mente smettere di aspettare e anticipare il seguente giorno del tuo viaggio, la tua prossima ora di esperienza, poiché sei una creatura del momento e il viaggio si trova dentro. E cosí, amica mia, ti suggerisco di tirare al vento le preoccupazioni riguardo alla tua sinceritá e di cantare le canzoni di allegria che ci sono nel tuo cuore in questo momento, o di voltare la faccia al vento e gemere e piangere se é ció di cui hai bisogno. Accetta l’allegria e la tristezza come se fossero la stessa cosa. Accetta il luogo roccioso e l’oasi come se fossero lo stesso regalo, come il tuo luogo sicuro, l’unico. Dovrai apprendere sia comoditá che sofferenza e troverai sfumature di tristezza nei momenti piú allegri, poiché ció che c’é dentro di te é integro e completo. Non sei una sperimentatrice di fatti isolati o di una cronaca di storie segmentate, ma piuttosto la testimone di un momento presente nel quale questa illusione ti suggerisce spesso di essere piú di una cosa, piú di un momento, frammentato e rotto. E se il cammino continuasse per sempre?…come puó essere frammentato?

AHÓ

Recuperare la vulnerabilità

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Le donne sono coloro che educano gli uomini, i figli, i nipoti. La donna é la prima scuola poiché la prima educazione che si riceve é quella materna.

La donna é la conoscitrice dei misteri della creazione; lei conosce il mistero dell’origine della vita poiché lei stessa é datrice di vita mediante il concepimento.

Se la donna é sana puó formare una famiglia e una comunitá sana. Pertanto é la donna che deve ricostruirsi per poter ottenere una societá piú giusta, equilibrata, saggia e armonica.

Se le bambine ballassero la danza del ventre con le loro sorelle maggiori, le loro madri, le loro nonne, e nuotassero come sirene, crescerebbero senza smettere di muovere le anche, la pelvi, l’utero: ed esso tornerebbe ad essere come un pesce che si muove nel nostro ventre, proprio come veniva rappresentato nel neolitico.

Quando si parla di recuperare il nostro corpo di donna, concretamente vuol dire recuperare la sensibilitá e il movimento uterino.

Che il nostro ventre canalizzi ed esprima la nostra emozione e la nostra allegria di vivere.

Oltre Attrazione e Repulsione

Bhagavadgita

A partire dal momento in cui l’anima si incarna in un corpo, deve normalmente occuparsene nutrendolo, affinché possa esercitare la sua normale azione fisica. Astenendosi dal nutrire il corpo, l’anima sopprime solamente il contatto materiale con l’oggetto dei sensi, non sopprime il rapporto interiore che è quello che rende pernicioso il contatto. Essa lascia intatto il piacere che i sensi hanno per l’oggetto – rasa -, l’attrazione e la ripulsione, i due aspetti di rasa. L’anima deve invece poter sopportare il contatto fisico senza risentire interiormente la reazione dei sensi. L’equanimità stoica si giustifica, nella disciplina della Gita, come elemento che può associarsi, aiutandola, alla visione del Supremo – param drishtvà – ossia alla realizzazione di un nuovo stato di coscienza che la Gita ci descrive nei versetti seguenti – lo stato brahmico (II, 68-72). Nessun consiglio è più corrente di quello di dominare i sensi, ma questa padronanza non può essere compiuta alla perfezione mediante un atto della sola intelligenza, o una disciplina solamente mentale. Non può essere ottenuta che mediante lo yoga – l’unione – con qualcosa di più elevato dell’intelligenza e a cui siano inerenti la calma e il dominio di sé stessi. Questo yoga potrà avere successo solamente con la consacrazione, l’abbandono, votandosi interamente al Divino, a Me, dice Krishna. Il liberatore è in noi, ma questo liberatore non è la nostra mente, la nostra intelligenza, la nostra volontà personale, anche se ne sono gli strumenti: è il Signore, in cui – la Gita ce lo dirà alla fine – dobbiamo prendere integralmente rifugio. Per questo motivo il nostro essere deve essergli totalmente consacrato e mantenere con Lui il contano dell’anima. 62-63. “Nell’uomo che indugia assorto negli oggetti dei sensi, nasce l’attaccamento per essi; dall’attaccamento nasce il desiderio, dal desiderio la collera; la collera conduce allo smarrimento, lo smarrimento alla perdita della memoria e la perdita della memoria produce la distruzione dell’intelligenza; e in seguito a questa distruzione l’uomo giunge a rovina.
64-65. “Ma colui che si muove fra gli oggetti sensibili con i sensi sottomessi al Sé, esente dall’attaccamento e dall’avversione, questi, padrone di sé stesso, perviene alla serenità. La serenità genera in lui la sparizione del dolore; e quando l’anima è serena, l’intelligenza è presto stabilita.
Ma come è possibile stabilire questo contatto con gli oggetti dei sensi, quest’impiego che non dipende da essi? È possibile quando l’intero essere soggettivo, mediante lo Yoga dell’intelligenza del cuore, vive in unione o in unità col Supremo. Allora, liberati da tutte le reazioni, i sensi non reagiranno più davanti all’attrazione ed alla ripulsione; sfuggiranno al dualismo dei desideri, positivi e negativi, e così, la calma, la pace, la chiarezza, la felice tranquillità si diffonderanno nell’uomo”.

Valentina

Saggezza Indiana

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Preghiera Cherokee

“Oh Grande Spirito, concedimi la serenità di accettare le cose che non posso cambiare, il coraggio di cambiare le cose che posso cambiare, e la Saggezza di capirne la differenza.”

Tatanka Mani: Preghiera per il grande spirito

Oh Grande Spirito, la cui voce ascolto nel vento, il cui respiro dà vita a tutte le cose. Ascoltami; io ho bisogno della tua forza e della tua saggezza, lasciami camminare nella bellezza, e fa che i miei occhi sempre guardino il rosso e purpureo tramonto. Fa che le mie mani rispettino la natura in ogni sua forma e che le mie orecchie rapidamente ascoltino la tua voce. Fa che sia saggio e che possa capire le cose che hai pensato per il mio popolo. Aiutami a rimanere calmo e forte di fronte a tutti quelli che verranno contro di me. Lasciami imparare le lezioni che hai nascosto in ogni foglia ed in ogni roccia. Aiutami a trovare azioni e pensieri puri per poter aiutare gli altri. Aiutami a trovare la compassione senza la opprimente contemplazione di me stesso. Io cerco la forza, non per essere più grande del mio fratello, ma per combattere il mio più grande nemico: Me stesso. Fammi sempre essere pronto a venire da te con mani pulite e sguardo alto. Così quando la vita appassisce, come appassisce il tramonto, il mio spirito possa venire a te senza vergogna.

Proverbio Sioux

“Lungo il cammino delle vostra vita fate in modo di non privare gli altri della felicità. Evitate di dare dispiaceri ai vostri simili ma, al contrario, vedete di procurare loro gioia ogni volta che potete!”

Paura d’Amare (Canto Fox)

“Non ho mai temuto una belva feroce in tutta la mia vita
Non ho mai temuto così una colomba in tutta la mia vita,
Non ho mai temuto una farfalla in tutta la mia vita
Non ho mai temuto così un fiore di campo in tutta la mia vita.”

TECUMSEH (SHAWNEE)

“Quando al mattino ti svegli, ringrazia il tuo Dio per la luce dell’aurora,
per la vita che ti ha dato e per la forza che ritrovi nel tuo corpo.
Ringrazia il tuo Dio anche per il cibo che ti dà e per la gioia della vita.
Se non trovi un motivo per elevare una preghiera di ringraziamento,
allora vuol dire che sei in errore.”

OKUTE (OGLALA LAKOTA – SIOUX)

“La foresta è la dimora di molti uccelli e di molti animali;
l’acqua è la dimora dei pesci e di vari rettili. All’interno di una stessa specie, gli uccelli non sono tutti simili
e così è con gli animali e con gli esseri umani. La ragione per la quale Wakan Tanka non fece dieci uccelli,
dieci animali o dieci esseri umani assolutamente uguali
fu che voleva che ognuno di essi potesse avere il suo spazio,
potesse bastare a se stesso senza occupare lo spazio degli altri. Sin dall’infanzia io ho osservato molto attentamente le foglie, gli alberi e l’erba e non ho mai visto due esemplari assolutamente uguali.
Certo possono assomigliarsi molto, tuttavia nell’esaminarli con cura
ho trovato che si differenziano sensibilmente tra di loro.”

TATANKA MANI “BISONTE CHE CAMMINA” (ASSINIBOINE)

“Sapete che gli alberi parlano?  Essi lo fanno! Parlano tra di loro e loro vi parleranno se solo voi li ascoltate.
Il guaio dei bianchi è che loro non ascoltano! E così non hanno mai ascoltato gli indiani come non ascoltano le altre voci della natura.
Ma vi assicuro, gli alberi mi hanno insegnato molto: sul tempo, sugli animali, sul Grande Spirito.”

SHENANDOAH (ONONDAGA)

“Nascere uomo su questa terra è un incarico sacro. Abbiamo una responsabilità sacra, dovuta a questo dono eccezionale che ci è stato fatto,
ben al di sopra del dono meraviglioso che è la vita delle piante, dei pesci, dei boschi, degli uccelli e di tutte le creature che vivono sulla terra. Noi siamo in grado di prenderci cura di loro.”

SAUPAQUANT WAMPANOAG

“Ogni cosa è sacra. Ogni cosa vive. Ogni cosa ha una coscienza. Ogni cosa ha uno spirito.”

Susie Billie 102 anni (Seminole)

“Il corpo muore. Il corpo è semplicemente ciò che l’anima materialmente possiede. E’ il suo involucro. L’anima prosegue la sua vita.”

Valentina

Diafanum Casa di Pellegrini

 

 

 

Tre settimane nella finca di Roman García Lampada, vicino Arena de San Pedro, Madrid, Spagna. Ho lavorato come volontaria durante le cerimonie estive di Ayahuasca organizzate dal centro e condotte da uno psicologo e sciamano peruviano di nome Pio, che vive a Cuzco e lavora in giro per il mondo conducendo cerimonie di Aya.

Il progetto di Roman si chiama Diafanum ed è centrato sullo sviluppo dell’amore verso se stessi e la natura, attraverso tecniche di guarigione spirituali e corporee. Per approfondire ecco il sito: https://diafanum.com.

Prima di partire il lavoro con le piante medicinali amazzoniche mi spaventava molto. Avevo e ho tutt’ora ogni tanto dei dubbi e paure a riguardo. Ma ora molte meno di prima e sono felice di essermi lasciata libera di andare oltre la rigidità degli stereotipi creati dalla mia mente quando è schiava delle paure. Ero entrata in una spirale dove, tra i mille timori, sentivo tutto questo mondo come una sorta di setta di drogati, dipendenti da queste sostanze. Ho potuto sincerarmi prima di tutto che non sono sostanze, ma piante naturali che non creano dipendenza chimica nel corpo né nel breve, né nel lungo termine (santa Maria a parte, che però viene usata solo per alcuni scopi specifici e meno frequentemente). Inoltre, ho potuto vedere che il limite tra la “setta di drogati” e il difficile lavoro che fa uno sciamano e il suo gruppo mentre gira il mondo – sempre in clima da cerimonia – è molto molto sottile, difficile da scoprire di primo acchito, eppure quando si assottiglia e si approfondisce pian piano la comprensione e la connessione con il sottile, lo si può toccare e vedere chiaramente. L’assunzione cerimoniale delle piante, con grande rispetto per il loro grande potere, è il loro modo di vivere l’aspetto interiore e la crescita spirituale nella vita quotidiana. La cerimonia è il loro pane quotidiano. È una vitaccia a dir la verità! In pochi possono sostenere quei ritmi e quelle prove di forza e costanza interiore. Però la riconoscenza e la gratificazione che arriva dalle persone che si compromettono onestamente nel lavoro su se stesse è immensa.

La Ayahuasca, conosciuta anche come la “Liana dello Spirito”, è una bevanda naturale utilizzata nei secoli dai popoli amazzonici e andini e tradizionalmente preparata dagli sciamani o curanderi indigeni per i riti di visione e di comunicazione con il divino. Questa bevanda viene prodotta tradizionalmente miscelando in un decotto la liana Banisteriopsis Caapi (ayahuasca) e le foglie di Psychotria Viridis (chacruna). Appartiene alla famiglia delle sostanze così dette Enteogene (dal greco ἔνθεος “éntheos” e γενέσθαι “genésthai”, letteralmente “che generano il divino dentro”) che hanno il potenziale di far emergere intuizioni sulla natura dell’esistenza, donare consapevolezza e aiutare a condurre una vita in maggiore armonia con se stessi, con gli altri e con la natura. La vite è un inibitore, che contiene harmala e harmaline tra gli altri alcaloidi, e la foglia contiene alcaloidi che provocano visioni. Come tutti i medicinali naturali, è una miscela di molti alcaloidi che rende le loro proprietà uniche. Le prime analisi chimiche degli alcaloidi costituenti la liana sono datate 1920, ed hanno portato all’isolamento di un composto chiamato allora telepatina, che successivamente è stato riconosciuto come il ben noto alcaloide armina, che é il principale agente attivo dell’ayahuasca, mentre gli altri due sono la tetraidroarmalina e l’armalina. Interessante che l’armalina sia stata recentemente riscoperta come potenziale cura per il diabete. Nel 2008 l’Istituto di Cultura Nazionale Peruviano ha dichiarato ufficialmente i rituali indigeni a base di Ayahuasca “uno dei pilastri fondamentali della tradizione nazionale” e che in quanto tali devono essere protetti come parte del patrimonio culturale del Perù (Rif. testo ufficiale della GACETA JURÍDICA del Perù, Año XXV, No 10292 del 12 Luglio 2008 pp. 66-67 in Spagnolo). La diffusione a livello mondiale della Ayahuasca, invece, ha seguito lo sviluppo del movimento del Santo Daime, una pratica religiosa sincretica di origine Cristiana fondata negli anni trenta in Amazzonia da Raimundo Irineu Serra dove viene utilizzata come bevanda sacramentale durante le cerimonie. Ayahuasca è un nome che deriva da due parole quechua: “Aya” significa spirito, antenato, persona deceduta, e “huasca” significa vite o corda, quindi è conosciuta come vite dei morti o vite dell’anima. Essa svolge un ruolo centrale nelle tradizioni spirituali, religiose e culturali dei popoli indigeni e meticci dell’Amazzonia superiore, le pianure dell’Orinoco e la costa pacifica della Colombia ed Ecuador. La purificazione e la pulizia del corpo, mente e spirito in una cerimonia sciamanica può essere l’inizio di un processo di profonda scoperta personale e spirituale, che porta ad una trasformazione. Questo processo può continuare indefinitamente, anche se non si berrá mai più Ayahuasca dopo la prima volta. Una cosa è certa, ed è che ogni persona riceve un’esperienza unica. È la medicina della giungla amazzonica, che aiuta a lasciare andare ciò che non serve più. Medicine come l’ayahuasca possono aiutarci lungo il nostro cammino, ma dobbiamo essere sempre noi a fare il lavoro su noi stessi. La Ghiandola Pineale a causa dei vaccini, della cattiva alimentazione, dell’inquinamento e delle medicine si calcifica precocemente. L’Ayahuasca agisce sulla Ghiandola Pineale decalcificandola e attraverso questa pulizia si ha la “Visione”, cioè la nostra Coscienza si amplia, si espande andando oltre il tridimensionale, facendoci vedere le cose per quelle che sono realmente. Inoltre, ti permette di esaminare quelle esperienze negative che hanno contribuito ad alterare la percezione della realtà, aiutandoti nella comprensione della verità. Prima e dopo la cerimonia ci sono alcune restrizioni da rispettare per preparare al meglio il corpo (o meglio i diversi corpi di cui siamo fatti), la cosiddetta Dieta: non si deve mangiare carne di maiale, assumere alcolici, fumare sigarette ad eccezione del Mapacho e far uso di droghe; evitare gli zuccheri e il sale; astenersi dall’atto sessuale e dalla vita sociale soprattutto con nuove persone; evitare bevande gassate, l’esposizione al sole, litigi e incomprensioni; l’alimentazione deve essere ricca di frutta e verdura, povera di grassi; prendersi durante la giornata dei momenti dedicati alla meditazione e al rilassamento; avere pensieri positivi. L’insegnamento tradizionale sciamanico dell’astinenza sessuale come parte della dieta non é un mito folklorico degli indigeni, ma una saggezza millenaria che si trova anche in molte altre tradizioni di tutto il pianeta. L’intensitá dell’energia sessuale, specialmente l’energia orgasmica, trasmuta subatomicamente certi effluvi interrompendo i processi di autoguarigione e cambiamento che non sono ancora terminati. Le espressioni di amore erotico dolce, carezze, tenerezze, intimitá emozionale, vicinanza spirituale, non devono essere represse, giácche sono parte della missione d’amore della pianta. É soltanto la furia sessuale e l’energia orgasmica ció che deve essere controllato temporaneamente per permettere alla pianta di finalizzare i processi sottili di guarigione. La dieta può variare a seconda della tribù e dello sciamano, può variare in termini di lunghezza, da giorni a mesi, ed è criticamente importante per promuovere una relazione spirituale e di apprendimento con una pianta maestro come l’ayahuasca. In accordo con Stephen Beyer (autore del libro, “Singing to the Plants: A guide to Mestizo Shamanism in the Upper Amazon”), “La dieta è vitale durante l’apprendistato; e gli sciamani continuano ad osservare la dieta di tanto in tanto durante la loro carriera, quando trattano pazienti difficili, quando preparano certe medicine, per rivitalizzare i loro poteri sciamanici, o per imparare nuove piante”. Continua dicendo, “Lo spirito delle piante rivela se stesso, i modi per essere usato, e i suoi icaros – canzoni sacre – solo a quelli che seguono la dieta.” La dieta serve ad aprire la propria coscienza alla natura spirituale che sottostà al mondo fisico e apre la persona a ricevere la guida e il potere dal mondo naturale.

Non credevo che avrei scoperto un lavoro interiore così pieno di bellezza e utile in queste pratiche. Ho sperimentato sulla mia pelle, nel mio corpo, come le differenti piante usate per vari e differenti scopi/effetti, aiutino proprio a modellare e scolpire tutto l’essere intero – corpo, mente, emozioni e spirito. Fino ad ora sono state scoperte addirittura 70 piante e ognuna lavora su diversi aspetti e dettagli. Amplificano tutto quello che è già reale, che già esiste e lo mostrano a chi ha occhi per vedere e cuore per sentire. Quando “l’abuelita Aya” (nonnina Aya, viene spesso chiamata così) ti prende nel suo ventre ed entri con lei in una spirale, arriva il caos e spesso sembra un inferno da cui non vedi l’ora di uscire, specialmente se si attiva la paura e il pensiero che giudica l’esperienza che si sta attraversando. Poi col tempo si sperimenta sempre di più come lavorare e gestire il processo. La mente si fa sempre più silenziosa nonostante il caos e il patimento fisico ed emotivo. Sgorga solamente l’essere, in tutta la sua integrità. L’esperienza di unità che ne deriva è incredibilmente potente, sorprendente e reale. Esattamente come nelle pratiche di meditazione delle varie tradizioni esistenti nel mondo.

Ognuno sperimenta questo processo a suo modo, perché ognuno di noi ha il suo mondo e la sua realtà da portare alla luce, che è unica. Sembra orribile a volte, apparentemente più difficile e doloroso da affrontare rispetto ad una capanna sudatoria o un’ora di meditazione, ma arrivano molti momenti dove in tutta quella bruttura e quel tormento si può percepire un’immensa bellezza e il dono dell’amore che dio porta ad ognuno di noi.

Ho vissuto in carne ed ossa, in modo più amplificato grazie agli effetti della pianta, l’interconnessione inevitabile tra tutti noi e ogni essere vivente. Descrivo un esempio pratico. In una cerimonia sono entrata completamente in panico perché non riuscivo a gestire gli effetti molto potenti della pianta. Era la terza cerimonia della mia vita, eppure non avevo mai sperimentato degli effetti così potenti. Mi sembrava di essere completamente matta, posseduta dal demonio, da pensieri ossessivi che non sentivo miei, di essere uscita dal corpo e non riuscire più a rientrarci. Volevo lasciarmi andare e vomitare, eppure non riuscivo. Mi sentivo in gabbia, ma fuori di me. Una sensazione di non contatto orribile. Questo aumentava il caos dentro e fuori di me. Era una cerimonia dove si sono mosse energie potenti e caotiche in molte persone e questo ha influenzato tutto il gruppo in vario modo. Quando riuscivo a parlare e chiedere aiuto, arrivava lo sciamano con agua florida a bagnarmi il capo e le mani. Mi diceva che tutto era a posto ed era solo la mia paura e le mie resistenze a rendere l’esperienza così orribile. Mi toccava le spalle e il viso con fermezza e mi diceva che io ero viva e non mi poteva accadere nulla. Mi invitava a respirare. Poi con la sua bocca aspirava dalla mia testa e vomitava nel secchio accanto a me. In poche parole, con questo gesto teatrale e catartico mi aiutava a fare un pezzo di lavoro (di limpieza/pulizia) che io faticavo a fare da sola in quel momento, ricordandomi che potevo proseguire in quel processo da sola e lasciare che la pianta mi pulisse senza averne paura, senza rifiutare quello che accadeva tendando di controllarlo attraverso la mente e avendone terrore. In che modo ha potuto aiutarmi? Proprio attraverso la connessione che tutti noi abbiamo e che lui ha la grande capacità di saper gestire per il bene comune, in quanto sciamano, come tutte le persone sagge di ogni pratica interiore ed epoca hanno saputo e sanno fare, attraverso i simboli, che vanno a contattare direttamente la profondità, il sommerso inconscio.

Altra evidenza di questa interconnessione: quando qualcuno nella sala si sta pulendo e inizia a vomitare, urlare o piangere – qualsiasi forma prenda la sua pulizia – ognuna delle altre persone in sala sente quello che la persona porta nello spazio, lo riceve dentro nel proprio corpo sottoforma di naturali movimenti e reazioni fisiche, emotive e pensieri, che sono amplificati dagli effetti della pianta. Ognuno si lascia attraversare da questo, esattamente con quello che gli arriva dentro in quel momento. A volte ti centri e riesci a inviare luce e amore con grande naturalezza, fermezza e forza; a volte rutti e ridi, aiutando a distanza a soltar/lasciare andare e alleggerire con ironia; altre volte stimola anche in te il vomito o un altro processo di pulizia profonda.
Tutto ciò accade nella nostra vita quotidiana in maniera meno evidente. Il punto è riuscire a vederlo anche se si fa meno evidente, e imparare a navigare a vista, accettando di compromettersi con la realtà e tenendo in mano il proprio timone, il centro del proprio se.

Il compromesso con la realtà è una lezione importante che arriva da queste 3 settimane di esperienze ed esplorazioni. Nei rituali Inipi – capanna sudatoria – di tradizione Lakota che avevo scoperto 2 anni fa, ad esempio ci si compromette a rimanere fino alla fine delle terza porta e se una persona decide di uscire non può più rientrare nel “grembo della terra”. Nelle cerimonie di Aya di quasi tutti i lignaggi, ci si compromette a non abbandonare la sala e il gruppo finché non è terminato il lavoro e lo sciamano decreta la fine della cerimonia con i canti e i rituali di chiusura. La forza del compromesso muove il fluire della vita attraverso di noi, scolpisce l’ego, ammorbidisce e lascia fiorire l’essere, aiuta a concretizzare nella realtà la propria missione. Penso di avere molto da imparare su questo tema: impegnarmi con dolce fermezza a mantenere il proposito e l’accettazione del compromesso con la realtà. Qualsiasi compromesso sia. Un affitto da pagare, un lavoro, una relazione di coppia, un’amicizia, ecc…

Darsi delle regole che aiutino a mantenere saldo e protetto il compromesso è il passo successivo. Ad esempio, alcune regole della cerimonia Aya: non toccarsi e non interferire con i processi altrui volendo aiutare attivamente, compito che è affidato allo sciamano e al gruppo di “angeli sostenitori” più esperti della pratica; preparare il corpo una settimana prima astenendosi da rapporti sessuali, carne, pesce, prodotti animali, sale, zucchero per favorire la pulizia ed arrivare in cerimonia meno carichi di tossine; ecc..
Ogni spazio, ogni relazione, ogni essere vivente ha bisogno di un compromesso con la realtà materiale per venire alla luce, alla creazione e di regole per poter continuare a vivere.

Una cosa meravigliosa è poter vedere e percepire chiaramente quanto ognuno contribuisce in maniera naturale a mantenere un equilibrio dinamico delle energie e della vita di tutti. Anche questo in cerimonia di Aya viene a galla come una verità palpabile. C’è chi sembra posseduto dal demonio e stimola processi di spurgo/pulizia in alcune persone o processi di radicamento/centratura in altre. Chi passa tutta la cerimonia in versione “larva immobile” e alla fine esce inaspettatamente dal bozzolo come una farfalla a fine cerimonia: aiuta a mantenere in equilibrio le energie delle persone che entrano in uno stato più attivo, piacevole ed espressivo, che a loro volta aiutano ad alzare la frequenza vibratoria del gruppo e aiutare chi è in maggiore difficoltà perché preso dal vortice di pulizia “dell’abuelita Aya”. È come un teatro della vita! Mostra ciò di cui parlano tutte le pratiche spirituali più antiche e le pratiche di gruppo e teatrali che si sono sviluppate negli ultimi 200 anni.

A volte il modo di pensare disarmonico di una persona può essere un morbo che infetta le persone vicine a lei e le fa cadere a loro volta in disequilibrio. Anche questo è un dono dell’esperienza rivissuto in cerimonia Aya e anche in una relazione con una persona di Diafanum che non era molto in equilibrio con sé stessa e tendeva a proiettare costantemente all’esterno ciò che sentiva. Ho donato ad un albero il suo regalo prima di tornare in Italia, senza sensi di colpa, perché ho compreso che non era un atto per liberarmi di lei e rifiutarla, ma semplicemente per liberarmi del suo modo di pensare e agire nella realtà, che mi aveva un po invaso/infettato negli ultimi giorni trascorsi nella finca a Diafanum. Credo di aver avuto lo stesso bisogno anche quando ho iniziato a prendere distanza in modo deciso dalla mia famiglia d’origine nel 2009. Non è che volessi realmente rifiutarli o eliminarli dalla mia vita, ma più che altro allentare la pressione del loro modo di pensare e agire, che mi aveva infettato e fatto crescere nel disequilibrio a mia volta. In cerimonia, chi è posseduto da entità oppure manifesta un certo rifiuto/resistenze al lavoro su se stesso,  emerge e ha la possibilità di lavorarci o liberarsene, soprattutto se fa un lavoro più individuale con lo sciamano. Ci sono lavori anche non di gruppo che si possono fare in queste tradizioni, come La Búsqueda de Visión, che solitamente dura 4 giorni, avviene all’aperto in natura, dove ogni partecipante sceglie un luogo dove isolarsi e lavorare da solo con la pianta per tutta la durata del ritiro. Ogni maestro percepisce le resistenze di cui scrivevo prima, in modo differente. Ad esempio Roman, il maestro e proprietario della finca Diafanum, che è molto in contatto con il mondo invisibile e sottile, le percepisce come entità che s’insediano ogni tanto in alcune persone fragili per nutrirsi della loro energia e continuare a vivere. Lo sciamano peruviano William (un vero abitante della selva di Pucalpa e capo di una comunità) che ha condotto le ultime due cerimonie a cui ho partecipato prima di rientrare, è invece un’anima più terrena e le percepisce come “mucha y intensa mierda que la persona tiene que soltar”!

Anche gli effetti della pianta cambiano a seconda di molte variabili in gioco: l’energia e le intenzioni dello sciamano durante la fase di preparazione; l’energia e le intenzioni che pregnano il gruppo con cui ci accingiamo a lavorare; la situazione di vita e psicoemotiva da cui arriviamo nei giorni precedenti alla cerimonia; i vicini che avremo accanto durante la nottata; il luogo dove la cerimonia si svolgerà, ecc…

Un’altra incredibile evidenza che emerge nelle cerimonie è la navigazione delle energie, in continuo e perenne movimento attraverso di noi. Il cosiddetto e famoso Panta Rei. L’abuelita Aya viaggia come un’onda attraverso il gruppo e ti scopri a percepire dove l’onda sta lavorando in ogni istante, dove è necessario che si muova. Quando sei preso tu in prima persona dall’onda, senti tutta l’energia di sostegno e attenzione del gruppo tutta su di te: ogni più piccolo poro della pelle, ogni vena, ogni cellula del tuo corpo lo percepisce. Sei lì di fronte a te stesso, non hai scampo e così piano piano impari a comunicare con la pianta come se fosse una parte di te. Quando l’onda si sposta altrove senti tutta la tua attenzione che si rivolge ancora dentro di te, questa volta per essere inviata verso l’esterno, nella forma che in quel momento arriva in modo più naturale.

È qualcosa che è molto difficile descrivere a chi non ha mai vissuto questa esperienza, come tutto quanto ho cercato di condividere sino ad ora, ma credo che anche attraverso altre esperienze e pratiche si possa risvegliare la stessa consapevolezza e ricettività. Nei momenti più difficili mi pareva di essere nelle sequenze finali del film Requiem For a Dream, quando la protagonista comincia a percepire la realtà in modo sempre più frammentato, veloce, distonico e rumoroso. In molti altri momenti ho percepito un’atmosfera simile a quella del film Avatar di James Cameroon. Secondo me l’ideatore del film ha attraversato le esperienze catartiche e ancestrali di queste cerimonie! Avete presente la scena in cui tutto il popolo si unisce per le braccia e inizia a invocare gli spiriti per far tornare in vita il protagonista? Ecco immaginate qualcosa di meno esteriore, romanzato e americano, e comincerete ad addentrarvi nell’atmosfera di una cerimonia di Ayahuasca, dove prima o poi arriva per tutti il momento in cui morire per risorgere in nuova luce.

Grazie per aver letto questa condivisione.

“E’ ottimo avere conoscenza delle parole, ma ciò che è più importante è averne l’esperienza nel cuore, e questo avviene nel ritiro.” LAMA ZOPA RINPOCE

Un sorriso pieno di gioia e le braccia al cielo ⚛💠💗

Valentina